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31 | 07 | 2020

Penale

La p.e.c. nel processo penale. Distinzioni in un quadro normativo frammentato

di Alessio Scarcella

Corte di Cassazione; sezione V penale; sentenza 3 luglio - 29 luglio 2020, n. 23127; Pres. Sabeone, Est. De Marzo

Note e commenti

Con la sentenza in rassegna, la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, si sofferma con dovizia argomentativa a delimitare il campo di applicazione della disciplina delle notifiche a mezzo p.e.c. tra parti private, ricostruendo la normativa attraverso un significativo, quanto puntuale e corretto, raffronto tra la normativa del vigente codice di rito e quella del codice dell’amministrazione digitale (c.d. c.a.d.). Di assoluto rilievo è, sul punto, la chiave di lettura operata dai Supremi Giudici, i quali si spingono ad individuare il vero punto critico della generalizzazione delle comunicazione telematiche da parte dei privati nel processo penale: l'assenza di un univoco punto di arrivo delle comunicazioni collocato in un efficiente flusso procedimentale che conduca la richiesta al giudice chiamato a provvedere.

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